"Gigi Schinchi"
venerdì sera (ore 20.30) al "Silvio Pellico" per la stagione
dell'Armonia
Se
il teatro in dialetto s'ispira alla lirica
II teatro in dialetto, questa volta, trae ispirazione
dall'opera lirica ed è del tutto trasparente il modello dell'ultima commedia
che la compagnia "Quei de Scala Santa" metterà in scena venerdì 25
gennaio alle 20.30 al Silvio Pellico per la stagione dell'Armonia: "Gigi
Schinchi" di Lidia Mihcich (liberamente tratto dal "Gianni Schinchi" di Giovacchino Forzano,
musicato da Giacomo Puccini).
La storia resta la stessa mutatis mutandis, cioè l'ambientazione che si sposta da Firenze alla piccola Tergeste di fine '200, il linguaggio che diventa un dialetto triestino ritoccato con qualche arcaismo e, naturalmente, i nomi dei personaggi, più adatti al contesto nostrano. Attorno al letto di morte del vecchio Giacinto si affollano i parenti che celano sotto finte lacrime i propri vizi, avidità, avarizia, vanagloria, stupidità e l'astuto Gigi s'infila sotto le lenzuola a prendere il posto del defunto per dettare al notaio ignaro e sputasentenze un nuovo testamento favorevole a chi vuole lui. Un cerusico borioso e un vivace giullare completano la galleria di personaggi medievali incastonata in una Tergeste d'epoca ricostruita con fedeltà storica grazie alle scene di Fritz Guest, i costumi di Luisa Moro e le danze originali eseguite da due coppie di ballerini che fanno parte dell'associazione delle Tredici Casade. L'elaborazione delle musiche antiche è di Giuseppe Botta, le luci di Lucio Pagani. Gli attori di Scala Santa svolgono un doppio ruolo: sono interpreti dei personaggi storici e anche di se stessi per la regia di Silvia Grezzi.
I.
b.